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Un’esplorazione nel mondo della chirurgia estetica, alla quale si ricorre sempre di più e sempre prima

Aumentano le richieste di giovanissime che vogliono aumentare il volume del seno: il 49 % ha ammesso che «Un seno grosso porta maggiore autostima». Ma sul lettino si va anche per gli interventi antiaging, contro rughe e tessuti flaccidi

Il chirurgo Cappa: «Vietiamo le protesi al seno per le minorenni»



Chi non vorrebbe, guardandosi allo specchio, vedere sempre l’immagine della giovinezza, al riparo dai filamenti di rughe che increspano il volto, dalle carni che cadono sempre più verso il basso e dalle borse sotto gli occhi che si gonfiano? Sono tanti i Dorian
Gray che, volendo posporre sempre più in là i sintomi della vecchiaia, ricorrono ad interventi di chirurgia estetica. Tra questi, in aumento le fasce più giovani di ragazze e adolescenti che sul lettino del chirurgo vedono la possibilità di aumentare di qualche taglia le misure di seno che la natura ha concesso loro alla nascita. Per fronteggiare quella che il sottosegretario alla salute Francesca Martini ha definito una vera e propria proliferazione incontrollata, il Governo, previo sondaggio a campione effettuato tra le donne italiane, ha istituito un registro collegato con una banca dati nazionale dove dovranno essere registrati il numero degli interventi di mastoplastica additiva effettuati, i ateriali usati per le protesi, le strutture dove vengono effettuati gli interventi e gli esiti degli stessi. Dal sondaggio è emerso che una donna su tre non è soddisfatta del proprio aspetto fisico, il 36 per cento delle minorenni non i piace e di queste il 17 per cento non è soddisfatta del proprio seno. Il 49 per cento delle intervistate ha ammesso che avere un seno più grande aumenta il proprio livello di autostima. Dal sondaggio emerge inoltre che il 60 per cento delle onne intervistate ha dichiarato di non avere sufficienti conoscenze sugli impianti di protesi mammarie e l’87 per cento delle intervistate è favorevole ad una normativa che vieti tali interventi per le minorenni. Abbiamo chiesto al dottor Carlo Cappa, chirurgo estetico che opera come libero professionista in Lombardia e Piemonte, alcune delucidazioni in merito.

Dottor Cappa, intanto che cosa si intende esattamente per chirurgia plastica?
«La chirurgia plastica è spesso erroneamente considerata sinonimo di chirurgia estetica anche se si hanno scopi diversi: la prima si occupa di riparare e ricostruire strutture danneggiate da incidenti o alterate dalla nascita che riguardano generalmente i tessuti superficiali del corpo, la seconda si occupa di migliorare l’aspetto estetico del corpo».

Cosa ne pensa del fenomeno delle ragazze ancora adolescenti che sentono l’esigenza di rifarsi il seno?
«La proposta di vietare l’impianto di protesi alle minorenni mi trova d’accordo».

Esiste già una letteratura medica di casi studiati in un range di tempo abbastanza lungo che abbia consentito di valutare eventuali effetti collaterali di interventi di questo tipo? Per esempio, chi si sottopone ad un intervento di mastoplastica additiva è tenuto, negli anni, a sottoporsi a dei controlli o a delle “manutenzioni” periodiche?
«Ci sono molti studi basati su un range ventennale che hanno dimostrato la totale affidabilità delle protesi in termine di eventuali danni alla salute. I controlli periodici non sono indispensabili: la donna si accorge facilmente in caso di problemi essenzialmente inerenti alla possibilità di formazione di capsula protesica e contatta il medico che la ha operata».

Quali sono gli interventi più comuni e quelli più richiesti?
«Sono molti e di diverso tipo. In primis la liposuzione o liposcultura per correggere i cuscinetti adiposi che non si riducono con la dieta e che sono tipicamente localizzate in zone diverse nell’uomo e nella donna. Poi il lipofilling o lipotrapianto per correggere il ridotto pannicolo adiposo causato dall’invecchiamento soprattutto a livello del viso, i fillers di acido ialuronico e collagene per appianare rughe, solchi, infossamenti e di botulino per prevenire e ridurre la comparsa delle rughe di espressione attorno all’occhio. E poi ancora la rinoplastica per correggere la forma esterna del naso, la mammoplastica additiva con inserzioni di protesi mammarie per ampliare un seno troppo piccolo e a ridare volume al seno dopo la gravidanza, il lifting associato alla blefaroplastica per correggere il cedimento dei tessuti facciali negli anni, i vari tipi di laser utilizzati per il resurfacing (un tipo di trattamento delle rughe, ndr), epilazione, asportazione tatuaggi e ringiovanimento facciale, l’otoplastica per la correzione delle orecchie a ventola, il trapianto di capelli e le mammoplastiche riduttive».

Rispetto ai casi più comuni che lei ha indicato, come si sviluppano clinicamente (tempistiche di intervento, convalescenza, controlli, etc.)?
«Negli ultimi anni si è cercato di ridurre i tempi di degenza e di ripresa postoperatoria prediligendo quando possibile: l’anestesia locale assistita, detta profonda o neuroleptoanalgesia,all’anestesia generale, il ricovero in giornata in day surgery e interventi meno invasivi con meno lifting e più lipofilling».


Prevede che nel tempo, grazie allo sviluppo delle tecniche, le tariffe potranno scendere ulteriormente diventando alla portata di ancora più persone?
«Lo sviluppo delle tecniche sarà ininfluente al riguardo, solo la concorrenza potrà far scendere ulteriormente i prezzi con tutti i rischi che questo comporta in termini di sicurezza, come è già successo per le compagnie aeree».

Quanto incidono le problematiche psicologiche (insicurezza, ansia, scarsa autostima, etc) nelle richieste di interventi estetici? Vengono effettuate delle verifiche in tal senso prima di intervenire
sul paziente?
«Le problematiche psicologiche incidono e vanno sempre ricercate e verificate nei casi sospetti cioè quando la richiesta di intervento non trova riscontro in un difetto evidente e quando il nostro cliente “non ha le idee chiare” su cosa vuole». 

I casi di malasanità legati ad interventi di chirurgia plastica secondo lei sono dettati dallo scarso controllo da parte delle autorità competenti, oppure dalla faciloneria di qualche sedicente professionista?
«I casi di malasanità esistono ma sono enormemente meno di quanto si voglia far credere, infatti i medici condannati sono
una frazione di quelli accusati di malpractice. La causa dipende essenzialmente dalla mancanza di serietà del prfessionista: a parità di lavoro ci sono professionisti mai stati condannati e altri pluricondannati».

Un po’ di storia. Quando ha cominciato a svilupparsi la moda di intervenire chirurgicamente per correggere difetti stetici?
«Tra gli Egizi nel 3000 avanti Cristo sono stati riportate tecniche di riduzione delle palpebre superiori la cui parte ecedente veniva compressa tra due rulli fino a determinarne la necrosi e il successivo distacco».

La chirurgia estetica come fenomeno postmoderno ha contribuito a rendere concreto il concetto di cyborg, la commistione uomo macchina, mettendo sul tavolo della discussione il confine della libertà di intervento dell’uomo sul corpo e sulla biologia umana. Alcuni artisti, in primis la francese Orlan, ne hanno fatto un linguaggio espressivo provocatorio e shockante. Cosa ne pensa?
«Non tanto la chirurgia estetica quanto la possibilità di impianto di apparecchiature elettroniche tipo pacemaker mi fa pensare al cyborg. Sul confine di libertà di intervento non vedo alcun problema ne’ ora ne’ in futuro finché esisterà l’obbligo del consenso all’intervento».

Citazioni : 
«Il Governo ha istituito un registro per gli interventi al seno»
«Le protesi al seno di solito non danno problemi al corpo»
«Non operiamo pazienti che non hanno le idee chiare»

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Professione & Filosofia

Durante il primo colloquio cerco di capire le esigenze del paziente e le sue motivazioni all'intervento: il rapporto medico paziente nasce al primo incontro ed e' la base per costruire un alleanza di fiducia e stima reciproca.